Il problema del digital divide in Sardegna ed in Italia

Oggi nel 2017, quasi 2018, purtroppo ci troviamo ancora una volta ad affrontare il problema dell’emarginazione digitale in Sardegna, questa la traduzione letterale del termine inglese che causa diseguaglianze e differenze in termini di accesso ai servizi digitali e alla rete internet sull’isola.

Abbiamo già accennato al problema, parlando del piano della Regione e dei privati operatori telefonici per la copertura della Fibra Ottica e la relativa Banda Ultra Larga in Sardegna, di fatto questi interventi che sono attualmente in fase d’opera consentono di abbattere alla radice questo problema per permettere a tutti un accesso uguale al mondo digitale, forse già dal 2018.

Purtroppo questi interventi richiedono molto tempo per essere solo messi in campo, figuriamoci per arrivare ai lavori veri e propri, i problemi sono tanti, dalla burocrazia lenta alla marea di autorizzazioni che servono per effettuare gli interventi, oppure le difficoltà specifiche che si incontrano nei singoli paesi e nelle cittadine, ma anche controversie tra gli enti pubblici e le imprese private, che si risolveranno, si spera, con le Consultazioni per constatare chi dovrà coprire cosa.

In campo ci sono sia enti pubblici che operatori privati, ma oltre alla burocrazia la difficoltà sta anche nel mettere d’accordo tutti per arrivare all’obbiettivo finale, fissato dall’Agenda Digitale Sarda, quella Italiana ma anche da quella Europea, cioè che tutta la popolazione sarda al 2020 abbia un accesso alla rete di Internet con almeno una connessione di 30Mb/s di velocità e per l’85% di essa almeno a 100 Mb/s garantiti.

Il fatto che i lavori non vengano eseguiti solamente da un unico interlocutore crea delle incongruenze, la copertura da parte Pubblica coincide praticamente con la totalità dei comuni sardi, 377, quella degli operatori privati avviene separatamente o viene gestita in diverso modo e possono sorgere problemi, tralasciando i Comuni che erano già stati avviati dai privati, con accordi specifici e diretti con le amministrazioni comunali quando ancora l’intervento pubblico non era partito, ora le cose si sono complicate e le pianificazioni spesso e volentieri coincidono, per evitare questo fortunatamente ci sono le Consultazioni con gli operatori per mettere la parola fine a questi disguidi che causano solamente ritardi.

Questi numeri non solo così lontani, se andiamo ad analizzare la mappa di copertura dell’isola notiamo come gli interventi (anche se molto in ritardo) siano ormai in fase avanzata, con più di 100 cantieri attivi in tutto il territorio isolano da parte pubblica, 20 attivi e quasi operativi da parte privata con l’unico operatore telefonico in campo, Telecom Italia.

In quest’ultimo caso però il problema nasce dall’esigenze dell’operatore telefonico privato, anche se più volte la TIM ma anche altri operatori hanno dichiarato che copriranno praticamente tutto il territorio nazionale e quindi anche quello sardo, nella sostanza e nell’immediato nel 99% dei casi si cercherà di effettuare la copertura con le reti NGA di nuova generazione, solamente in aree in cui sia redditizio farlo, con un ritorno economico dato dalle attivazioni nelle singole utenze domestiche e commerciali, e comunque non alle condizioni dettate dai piani pubblici, coprendo con tecnologie limitate quali la FTTC invece che la FTTH.

L’intervento pubblico fortunatamente arginerà questo problema o lo eliminerà del tutto, anche in quelle aree considerate di scarso rilievo economico, quali le case sparse o comunque le zone scarsamente popolate, grazie al Terzo Bando Infratel.

Una notizia in questi giorni è di rilievo nazionale ma può essere molto interessante anche per la nostra isola. Il Governo Italiano e più specificatamente il Ministro Calenda del Ministero dello Sviluppo Economico, in seguito alle vicende che hanno portato il colosso multinazionale Telecom ad essere controllato quasi esclusivamente dalla società francese Vivendì, ha iniziato le procedure per la “Golden Power”, da attivare sulla società di telecomunicazioni italiana.

Questa strana procedura consentirà al Governo di evitare che una società strategica e di importanza vitale per tutta l’Italia, anche nei settori militari e governativi, vada a finire completamente nelle mani di una società straniera, andando quindi a mettere in serio pericolo lo Stato. La TIM non solo controlla la più grande rete internet e telematica esistente in Italia ma controlla anche reti satellitari, cavi sottomarini, comunicazioni governative, militari e dei servizi segreti italiani, roba che scotta e che mai dovrebbe finire controllata da una società straniera, è chiaro che bisogna porvi rimedio.

Il Ministro Carlo Calenda

Il controllo sarà effettuato dal Governo su questi settori ma anche sulla rete quindi, di fondamentale importanza per i cittadini, se tutto procede per il meglio questa procedura porterà allo “scorporo della rete privata” per essere restituita interamente o quasi nelle mani del pubblico, per poterla utilizzare interamente nel progetto per la Banda Ultra Larga nazionale e quindi anche in Sardegna, cosa che adesso non è possibile fare viste le ingerenze di TIM, ricordiamo che prima era una società controllata e creata dallo Stato, ma ora è totalmente privata.

Ma torniamo in Sardegna, dove l’evoluzione delle reti informatiche e di telecomunicazioni a parte le aree già coperte con la BUL, si è fermata alla tecnologia ADSL, ormai datata e superata, questa tecnologia arrivata per tutti nei primi anni del 2000 non è sufficiente a garantire tutti i servizi messi a disposizione dalla rete, l’ADSL bisogna considerare poi che si porta dietro tutte le apparecchiature, linee e i dispositivi che da almeno 12 anni sono in funzione, ma in tanti casi incomiciano a patire i segni dell'”invecchiamento”, nel settore tecnologico si fa presto a considerare una cosa vecchia e da buttare, ancora di più nelle telecomunicazioni.

Per questo arrivano segnali di disagio dalle popolazioni, specie quelle dell’interno Sardegna, l’ultimo caso quello di Posada. Queste comunità sentono sempre più questi problemi e chiedono sempre più spesso che si proceda all’aggiornamento, essendo in pieno digital divide giustamente si sentono esclusi, e continuamente si scagliano contro gli operatori di rete che non aggiornano o non effettuano manuntenzioni costanti e costose, sempre per colpa del ritorno economico.

Posada

Nonostante capisca pienamente il disagio comunque voglio spezzare una lancia a favore degli operatori che forse vengono accusati molto più di quanto sia necessario, se è vero che le linee, le apparecchiature telefoniche e i dispositivi digitali forniti dagli operatori, e che consentono di accedere ad Internet sono vecchi e malfunzionanti e altrettanto vero, secondo me, che la scarsa alfabetizzazione informatica e la scarsa conoscenza dei problemi legati a queste tecnologie, renda di difficile interpretazione il problema e si dia la colpa sempre alla società fornitrici di servizi. Molto spesso ho visto impianti o apparecchiature domestiche che non erano adatte o comunque collaudate per poter gestire i servizi internet, impianti molto vecchi, modem o telefoni malfunzionanti e linee installate (in casa) negli anni 80′ e che come è facile capire mal si adattano alle tecnologie attuali.

Tutto questo per dire che la responsabilità va equamente divisa e oltre al digital divide c’è anche un divario digitale nella conoscenza e nell’alfabetizzazione informatica della popolazione.

Fonti usate nell’articolo: InfratelLa RepubblicaLa Nuova Sardegna

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