Durante la Seconda Guerra Mondiale, la Sardegna fu al centro di una delle pagine più difficili della sua storia. I bombardamenti che colpirono in particolare Cagliari, nei mesi di febbraio e maggio del 1943, ridussero una parte della città in macerie e il successivo armistizio tra il Regno d’Italia e gli Alleati nel mese di Settembre isolarono l’Isola dal resto d’Italia. Le rotte commerciali furono interrotte, le risorse scarseggiavano e la popolazione fu costretta a vivere mesi di fame e privazioni. Eppure, proprio da questa condizione di isolamento, nacque una delle esperienze più straordinarie della storia della comunicazione italiana ma anche dei traguardi digitali della nostra isola: Radio Sardegna.
Oggi inauguriamo una nuova rubrica: “La storia della Sardegna Digitale” con questo racconto che ci porta praticamente alle origini del mondo digitale e tecnologico della Sardegna, abbiamo preso questa storia come esempio e come inizio delle nostre storie.
La nascita di una voce libera
Il generale Antonio Basso, all’epoca Comandante Supremo delle Forze Armate Italiane della Sardegna, decise di spostare i circa 200 mila soldati rimasti bloccati sull’isola verso l’interno, per proteggerli dai bombardamenti. Tra loro vi era la 47ª compagnia mista telegrafisti e marconisti, che venne distaccata a Bortigali, un piccolo paese nel cuore del Marghine.
Qui, ai piedi del Monte Santu Padre, all’interno di un rifugio antiaereo ricavato da una grotta di trachite, fu installata messa in piedi la strumentazione necessaria per dare vita a un’emittente radiofonica, d’altronde la compagnia era proprio dotata di tutti i macchinari per trasmettere onde radio. La scelta del luogo poi non fu casuale: lontano dai bersagli militari e civili più colpiti, il centro del Marghine garantiva sicurezza e discrezione.
Il 2 ottobre 1943, nacque così Radio Sardegna, che aprì ufficialmente le trasmissioni con uno storico annuncio:
“Qui Radio Sardegna, libera voce d’Italia fedele al suo Re.”
Parole semplici ma dal significato fortissimo: era la prima radio libera d’Italia a parlare direttamente al popolo, prendendo le distanze dal passato del regime fascista.

Un palinsesto tra informazione e collegamenti umani
Radio Sardegna trasmetteva notiziari, musica e soprattutto un programma destinato a entrare nel cuore della gente: “Messaggi da e per il continente”. Grazie alla potenza della strumentazione, il segnale poteva raggiungere tutta la Penisola, permettendo a soldati e familiari di mantenere un contatto, seppur mediato dalle onde radio, in un momento in cui lettere e comunicazioni tradizionali erano spesso impossibili. In un’Italia spezzata dalla guerra, la radio diventò così non solo un mezzo di informazione, ma un filo invisibile di speranza e vicinanza.
L’annuncio che fece di Bortigali la “capitale del mondo”
Due anni più tardi, il 7 maggio 1945, quando si era ormai alla fine della guerra accadde l’episodio che consegnò Radio Sardegna alla storia universale della comunicazione. Il caporale Quintino Ralli, marconista addetto alle intercettazioni, captò un messaggio proveniente da una radio americana ad Algeri: gli alleati comunicavano la resa della Germania nazista.
La notizia, epocale, arrivò quindi a Bortigali prima che altrove. Fu il direttore dell’emittente, Amerigo Gomez, a darne l’annuncio in anteprima mondiale. Radio Sardegna anticipò perfino la celebre Radio Londra, che trasmise la notizia solo venti minuti dopo. Per un giorno, questo piccolo centro della Sardegna divenne simbolicamente la capitale del mondo, portavoce della fine del conflitto più devastante della storia.
Una memoria da custodire
Oggi quel rifugio è diventato un luogo della memoria, gestito e valorizzato dal Comune di Bortigali e che vi invitiamo a visitare, è possibile visitarlo su richiesta e in occasioni speciali come Primavera nel cuore della Sardegna, ospita mostre ed eventi dedicati. Non si tratta solo di un sito storico, ma di un vero e proprio patrimonio culturale e tecnologico, testimonianza di come l’innovazione, il mondo digitale e le telecomunicazioni possano cambiare il corso della storia.
Fonte: Wikipedia, Comune di Bortigali
